Principi non negoziabili

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scelte operative che implicano una scelta morale

Molto spesso, quando si tratta di compiere scelte operative molto importanti e che implicano una scelta morale, si parla di “valori non negoziabili” che, in quanto tali, non sono oggetto di pattuizione politica. E da dove derivano? Essi sono non negoziabili perché radicati nella natura umana. E, proprio perché fanno tutt’uno con la natura umana, non sono divisibili. Questa è vita umana o non lo è. Questa è famiglia o non lo è. I principi non negoziabili demarcano l’umano dal non umano e quindi sono il criterio per una convivenza umana. Pur non essendo del rango dei “principi primi” cioè di quelli che si auto fondano, i principi non negoziabili esprimono un ordine che rimanda al Creatore. La loro esistenza ci dice che “ci sono beni che sono indisponibili. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al disopra anche della conservazione della vita fisica.

La categoria della “non negoziabilità” è entrata per la prima volta nel Magistero della Chiesa grazie alla Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002, Congregazione per la dottrina della fede, Prefetto Joseph Ratzinger), approvata da Papa Giovanni Paolo II.

La Nota al paragrafo  3 ribadisce che non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno», ma aggiunge che sebbene  il cristiano sia tenuto ad «ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali», egli è ugualmente chiamato «a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili». Il paragrafo 4 esemplifica questi principi dopo aver ribadito che «la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona». Le esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, nelle quali è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda il bene integrale della persona, sono quelle che emergono nelle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia, quelle che concernono la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, protetta nella sua unità e stabilità e alla quale non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza; quelle che garantiscono la libertà di educazione ai genitori per i propri figli. La Nota richiama anche la tutela sociale dei minori e la liberazione delle vittime dalle moderne forme di schiavitù (come la droga e lo sfruttamento della prostituzione), includendo in questo elenco il diritto alla libertà religiosa e lo sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di quello di sussidiarietà.  Per ultimo, ma non ultimo, si richiama il grande tema della pace. La espressione “valori non negoziabili”, ripresa più volte anche da Benedetto XVI, è presente in molti documenti del Magistero, fino al punto che tale espressione è ormai divenuta frequente ogni qual volta si discuta sulle posizioni in merito alle quali la Chiesa e i cattolici non possono e non devono transigere. Se l’invito è rivolto in primo luogo ai cattolici che partecipano alla vita politica, va però ricordato che esso è rivolto, sebbene non citati, ai giuristi che non solo possono, ma devono assumere i principi indicati da Benedetto XVI (la promozione del bene comune, l’impegno per la pace, la difesa della vita e della famiglia, il pieno riconoscimento della libertà di educazione) come giuridicamente non negoziabili e assimilarli a quei principi che, nel loro lessico tradizionale, costituiscono l’ossatura del diritto naturale. Infatti, negoziare su tali principi implica mettere in discussione non opzioni individuali per il bene (cosa che è sempre, in linea di principio, lecita), ma l’esistenza stessa di un bene umano universale, al quale tutte le persone hanno il diritto di attingere.