L’Europa delle donne se è per le donne

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La direttiva Ue sul reato di stupro

L’Europa è al centro della nostra attenzione in quanto a giugno è previsto l’appuntamento elettorale.

In Italia ferve il dibattito attorno a nuovi equilibri politici che, dalle elezioni scaturiranno mentre c’è un silenzio assoluto sulla bocciatura della direttiva europea sul reato di stupro.
Siamo europeisti sempre sino in fondo per questo ci permettiamo di criticare l’Europa quando al nostro parere, sbaglia.

Il caso in oggetto è costituito dal rischio di bocciatura del reato di stupro in Consiglio UE perché esso sarebbe di competenza dei singoli Stati.  Lo scoglio principale da superare a Bruxelles è legato in particolare all’articolo 5 del testo, ovvero quello che definendo lo stupro come “esso senza consenso” ne favorisce la penalizzazione negli ordinamenti di tutti gli Stati. La Direttiva, proposta già a marzo 2022 quale istituto indispensabile per applicare sanzioni agli Stati membri in presenza di inadempienze, e in via di approvazione, «elimina l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna».

Eppure, l’art. 83 del Trattato, riguardante il funzionamento dell’UE e che definisce i reati e le sanzioni delle sfere di criminalità particolarmente gravi, di dimensione transnazionale, inserisce anche lo sfruttamento sessuale delle donne.

Forse che “il reato di stupro”, così come definito dalla convenzione di Istambul universalmente riconosciuto come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna, non rientra nello sfruttamento sessuale?

Sembra proprio di sì. Infatti, soltanto la tratta degli esseri umani è considerata sfruttamento sessuale è di competenza UE, mentre lo stupro no.

La componente socialista del Parlamento Europeo era riuscita ad inserire nella norma che doveva essere votata, in Consiglio dai 27 governi una sottolineatura importante riguardante la caratteristica stessa dello stupro a prescindere dalla costrizione fisica quando la vittima è in uno stato di ebrezza. In sostanza: se lo stato di ebrezza maschile, insieme alla forza fisica, giustifica la violenza su una donna, lo stato di ebrezza femminile significa un tacito assenso alla avance maschili.

La Direttiva sarà esaminata domani martedì 6 febbraio in Consiglio Ue, ma alcuni Paesi però ancora non sono convinti quali la Francia, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca e mettono in capo alla donna-vittima l’onere della prova della violenza.

Aspettiamo l’esito ma lo diciamo da subito: la memoria delle donne è lunga e giugno è ormai alle porte: quando andremo al voto valuteremo molto bene quali sono le forze politiche che possono dare all’Europa una svolta riguardo alla evoluzione in senso politico dell’originario progetto economico d’integrazione europea aprendo alla reale uguaglianza e parità che non può essere sempre significata dall’unanimità del voto dei Paesi membri nell’approvazione delle delibere.