Tutto cambia perchè nulla cambi

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Si continua a morire di lavoro

È tanto bello quando ricordiamo, con una sorta di orgoglio, che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro e consideriamo questo diritto il primo tra gli altri. Anzi quello che li fonda e li riassume in quanto riconosce che esso, il diritto al lavoro, è estensione della dignità della persona perché ne garantisce la realizzazione e nello stesso tempo la sua realizzazione sociale a partire dalla prima comunità quale è la famiglia. Eppure …. Da noi, in questa bella Repubblica, di santi di artisti, di poeti ed eroi ma anche di ponti, si muore di lavoro. Si muore sotto i ponti di cemento armato, per incuria, incapacità, disinvolta sicurezza. Sottocosto, a volte in nero firmando carte in bianco, al comando di padroni, padroncini, mezzi capi visto che è stata ampliata la possibilità dei subappalti che ha fatto aumentare il numero delle piccole imprese a gestione quasi familiare. Fuori rimane la merce, le braccia di coloro che pur di lavorare si impegnano anche a morire. Arrivano i pezzi grossi a promettere e minacciare mentre sotto si scava alla ricerca di corpi dei quali a volte non si conosce neanche il nome. Arrivano da lontano, hanno attraversato il mare sopravvivendo alle onde per poi cadere vittime della stessa miseria che erano venuti a curare nel nostro bel Paese. Il cielo come il lavoro a volte è nero.