Come sarà il nuovo assegno unico per i figli (Bonus) e alcune occasioni offerte alle donne

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Legislazione

Viene riconosciuto un assegno unico per ciascun figlio minorenne a carico, il beneficio parte dal settimo mese di gravidanza, mentre per i figli successivi a cominciare dal secondo, l’importo dell’assegno sarà maggiorato.

Martedì 30 marzo il senato si è riunito per iniziare i lavori riguardanti la discussione sul tema in questioni, dopo vari slittamenti dovuti alla pandemia.

L’assegno spetta a tutte le famiglie che hanno un figlio che è a carico fino ai 21 anni. Avrà un valore massimo di 250 euro, in questa cifra globale confluiscono una parte fissa e una parte variabile, legata al reddito complessivo della famiglia. L’ammontare dell’assegno dovrà essere modulato sulla base dell’Isee, tenendo conto dell’età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo all’offerta di lavoro del secondo percettore di reddito del nucleo familiare. L’assegno è corrisposto nella forma di credito d’imposta o di erogazione mensile di una somma di denaro.

Lo scopo è favorire la natalità, sostenere la genitorialità e promuovere l’occupazione, in particolare femminile, come si legge nel testo.

Perché si chiama “unico2”, perché assorbe otto agevolazioni esistenti: detrazioni, assegni famigliari, bonus bebé e bonus mamma. Universale perché va a tutti: lavoratori, disoccupati, pensionati (con figlio disabile), titolari di reddito di beneficiari di altre misure sociali. L’assegno come detto è però legato al reddito Isee.

Interessante tra le agevolazioni previste quelle per le madri under 21 anni, una maggiorazione dal terzo figlio minore, per i figli maggiorenni fino a 21 anni l’assegno è un po’ più basso, ed è erogato a patto che siano impegnati ancora in studio, formazione, iscritti ai giorni per l’impiego, i giovani potranno incassare l’assegno anche direttamente senza passare dai genitori come stimolo all’autonomia.

Chi ne beneficia di più? I lavoratori autonomi e incapienti, cioè lavoratori con reddito otto gli 8 mila euro, che ad oggi non ricevono gli assegni famigliari. Chi ci perde? Alcune famiglie: il cui reddito deriva dal lavoro dipendente, avrebbero 381 euro all’anno meno di oggi, sono 1,35 milioni di famiglie. Mala clausola di salvaguardia, prevista nel testo originale, poi è stata tolta, dietro richiesta della Ragioneria di Stato.

Ma il traguardo è torico, permette l’allineamento con l’Europa con una misura semplice per tutti, per i precari e per le partite IVA e che non scade se si perde il lavoro.

Fra le emergenze che il Governo deve esaminare e fronteggiare c’è ne è una che i numeri fotografano nella misura più impietosa: negli ultimi mesi su 101 mila persone che hanno perso il lavoro 99 mila sono donne La crisi Covid ha colpito i settori dove le donne sono la maggioranza: turismo, negozi, servizi come le pulizie e la ristorazione. In Italia le donne, oltre ad avere spesso retribuzioni più basse a parità di mansione perché entrano e escono più spesso dal mercato del lavoro a causa degli impegni familiari. Per lo stesso motivo hanno impieghi più precari, eppure alcuni studi mostrano che un aumento dell’occupazione femminile porterebbe fino a 7 punti in più di Pil.

Prima di tutto allora per essere libere di lavorare occorre facilitare le condizioni di accesso al mercato del lavoro, vanno raddoppiati gli stanziamenti per gli asili nido e incrementate le altre misure di welfare per consentire alle madri di essere più libere.

Il Recovery Fund è una chance unica, i 209 miliardi di euro destinati all’Italia dal piano europeo anticrisi sono preziosi per realizzare un cambio di passo, è vero che l’Unione Europea indica ambiti generali d’intervento, come il” green” e la digitalizzazione, ma è anche vero che invita a investire quei soldi in coerenza con i richiami fatti in passato agli stati membri, e tra questi c’è quello del 2019, sulla necessità di migliorare l’accesso al lavoro delle donne.

L’investimento in nidi non solo offre ritorni sociali elevati che non si possono quantificare, come la diminuzione delle disuguaglianze tra i bambini, ma garantisce anche ritorni finanziari che ne riducono sensibilmente i costi. E’ un progetto ideale per essere incluso nel piano che l’Italia dovrà presentare per accedere ai finanziamenti del Recovery <Fund.

E’ una giovane assessora di 36 anni che nel 1969 fa aprire a Bologna il primo asilo nido d’Italia, il Patini, sul modello dei nidi scandinavi, oggi lo racconta in un libro: “Raccontami una favola vera biografia di una politica Adriana Lodi”, in cui ricostruisce la nascita dei primissimi asili nido alla fine degli anni ’60, ma anche tante battaglie civili e sociali dalla parte delle donne e dei bambini con il bambino al centro.

E’ la sorgente della sua azione che la porta eletta al Parlamento nel 1971 alla presentazione e poi all’approvazione da parte del Parlamento del della legge n. 1044, che istituisce i nidi pubblici comunali.  Adesso ricorda le proteste di che la contestava quanto costassero alle casse pubbliche, come oggi legge le stesse proteste, ma perché allora, aggiunge nel libro l’Università non costa tanto. Nessuno si permette di mettere in dubbio l’Università. E per quale motivo quando i figli sono piccoli dovrebbero badarci solo le madri?”