Tutto è Grazia
di p. Antonio Lombardi
Editoriale di "Cronache e Opinioni" n. 1-2/2012
| Così se ne è andato anche il 2011. Senza rimpianto o con nostalgia non lo sappiamo. Coloro che stanno sempre a lodare il tempo passato, soprattutto il proprio, forse senza accorgersene hanno già messo uno stop alla propria vita. Il tempo, infatti, è lo spazio cronologico di tutte le possibilità, ma anche di tutti i momenti, come troviamo scritto nella Bibbia: "Per tutto c'è il suo momento, un tempo per ogni cosa sotto il cielo" (Qohèlet 3). La saggezza e la felicità è nel saper cogliere e vivere questi diversi momenti. Di qui la preghiera del Salmista: Insegnaci a contare i nostri giorni e raggiungeremo la sapienza del cuore. Contare i giorni non solo secondo il tempo dell'uomo che fluisce come l'acqua di un torrente e che, come diceva il poeta latino Virgilio "Tutto porta con sé anche i cuori". Quel "tempo che fugge irreparabilmente" e che avvolge la vita dell'uomo, la sua storia, i suoi avvenimenti lieti e gioiosi, i successi e gli insuccessi. Dove camminano le ore e con esse i giorni, i mesi e gli anni. E nel quale si sedimentano ricordi, angosce e rimpianti; e insieme si sognano speranze, progetti e aspirazioni. Il tempo dell'Anno civile che ha la sua misura nel Calendario. Contare i nostri giorni non è, semplicemente, fermarsi a lodare il vissuto ma aprirsi con fiducia al vivendo. Non è fermarsi nostalgicamente al già, ma gettare lo sguardo verso l'orizzonte del non ancora. Chiedere ad una persona quanti anni ha, in stesso non è qualcosa di indelicato. Ma forse sarebbe più realistico chiederle quanti anni ha vissuto, cioè quanti anni non ha più, e insieme augurarle, con sincerità, di viverne ancora molti. La vita non è staticità, ma dinamismo, è progetto. È un movimento interiore, dicono i filosofi che va verso il futuro. Il "transito" da un anno all'altro, che abbiamo appena festeggiato, non significa solo "botti" o altre forme tradizionali di allegria e di augurio. Molti lo vivono nell'intimità gioiosa degli affetti familiari e dell'amicizia. E molti salutano la convergenza dei due estremi dell'anno, in quelle Veglie di Preghiera che non suscitano il clamore pubblicitario dei veglionissimi, ma infondono nel tempo il senso dell'eternità. Pensiamo ai tanti gruppi di fedeli, giovani e meno giovani, alla comunità di Monache e di Suore, che nelle Parrocchie e nei Conventi celebrano il passaggio temporale del vecchio e del nuovo anno collegandolo con l'eternità. Nella loro preghiera si esprime la fede che il principio del tempo, l'Alfa, e la sua fine, l'Omega, è Cristo. Dicono che il tempo, nella sua verità profonda, non è solo provvisorietà e passaggio, ma è "mistero". Così che insieme al tempo dell'uomo scandito dal Calendario, si percepisce anche quel tempo di Dio che trova le sue scadenze nell'anno Liturgico, come una storia di salvezza e di Grazia distinta, ma non separata dal tempo dell'uomo. In altri termini, per il cristiano l'anno civile è anche anno di Grazia, anno del Signore. Dove si coniugano misteriosamente l'opera dell'uomo e quella di Dio, libertà e grazia. Purtroppo accade che i segni della storia del tempo umano si manifestino spesso nella lontananza dall'opera di Dio nel tempo. Ma non accade mai che la presenza di Dio si allontani dalla storia umana. E ciò soprattutto dal momento in cui Dio, con l'Incarnazione del Suo Figlio, si è fatto presente in mezzo a noi anche umanamente, ed ha preso il nome di Emmanuele.Con Lui il tempo è compiuto, ha raggiunto la sua pienezza. Le occasioni, i momenti e i tempi diventano i Kairoi: i tempi opportuni, di grazia, di conversione e di salvezza. Così che nell'oggi dell'uomo vive sempre l'oggi di Dio. O come attimo fuggente di conversione, o come presenza permanente di salvezza. Perché tutto è Grazia! |