Consultori. Più spazio a chi è in crisi
Cif: proposta per una riforma della legge 405/75
a cura di Luigi CRIMELLA (Sir, 5 marzo 2008)
a cura di Luigi CRIMELLA (Sir, 5 marzo 2008)
| Avanzare una proposta per consentire una migliore attuazione delle finalità dei Consultori familiari definite dalla legge 405/75, contribuendo quindi al dibattito politico generale sulle politiche familiari e a tutela della vita nascente: è stato questo uno dei principali obiettivi del seminario di studio "Per dare un futuro alla vita. A proposito dei Consultori familiari", promosso dal Cif (Centro italiano femminile) a Roma il 29 febbraio. Il seminario ha preso le mosse da una ricerca realizzata sul territorio nazionale grazie al Progetto Prima ("Prevenzione e risoluzione delle moderne criticità in ambito familiare in prospettiva femminile") finanziato dal ministero della Solidarietà Sociale (legge 383/2000). "La società contemporanea - ha ricordato la presidente nazionale Anna Maria Mauro Pastorino - è contraddistinta da variabili sociali che acutizzano alcune problematiche e creano nuovi interrogativi rispetto alla solidità del tessuto sociale. In tale contesto problematico la donna è esposta a particolari criticità". Al seminario hanno partecipato una quarantina di responsabili ed esperti operanti nella ventina di Consultori familiari gestiti dal Cif in altrettante realtà regionali. Rivedere la legge. "I Consultori dovrebbero costituire un sistema integrato di intervento a servizio del singolo, della famiglia, del minore, a mezza strada tra il sociale e il sanitario": lo ha detto la giurista Maria Rosaria Bosco Lucarelli, già presidente nazionale del Cif, che è intervenuta durante il seminario sulle normative attuali che regolano i Consultori familiari e sulle prospettive di riforma. "La legge vigente è vecchia - ha aggiunto - in quanto emanata il 19 luglio 1975, cioè prima o a ridosso di leggi molto importanti su vita e famiglia. Noi proporremo quindi una revisione della legge nel senso di ridurre la sanitarizzazione in favore degli aspetti di assistenza e tutela della persona, specie di fronte ai tanti casi di disagio personale e di coppia che sono oggi sotto gli occhi di tutti". Illustrando alcuni dei passaggi della legislazione italiana nel settore, Bosco Lucarelli ha ricordato la legge del divorzio del 1970 e il successivo referendum del 13 maggio 1974, a un anno dal quale nascono poi i Consultori familiari. Anche la legge di riforma del diritto di famiglia è coeva (19 maggio 1975). "Non erano pertanto ancora conosciuti gli effetti sul contesto sociale - spiega - di tale grande riforma dei rapporti familiari che trasformava la famiglia gerarchica di napoleonica memoria in famiglia comunitaria e paritaria". Dopo pochi anni l'aborto. Tre anni dopo l'istituzione dei Consultori ecco la legge 194 (22 maggio 1978) sull'interruzione volontaria della gravidanza. "Tale legge - ricorda Bosco Lucarelli - all'art.2 sente il bisogno di chiamare in causa i Consultori, anche se questo sarà uno dei punti più controversi in quanto poco attuato". Un altro tassello importante è costituito dalla legge quadro n.328 del 2000 (8 novembre) per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali per la famiglia. Anche in questo caso i Consultori sono chiamati in causa per un ruolo di valorizzazione e sostegno delle prerogative della famiglia. E si giunge poi al 19 febbraio 2004, con la legge 40 "in materia di procreazione medicalmente assistita", confermata poi dal voto popolare. "Quest'ultima - spiega - non era neanche immaginabile all'epoca e oggi dà il senso dell'enorme evoluzione scientifica e del cambiamento culturale avvenuto in questi anni in ordine alla procreazione e alla maternità". Tra assistenza e controllo. "Per fortuna che la legge istitutiva dei Consultori è una legge-quadro - afferma Bosco Lucarelli -. Oggi la sua aderenza alla realtà esistenziale è assicurata dalle leggi regionali, con la loro naturale flessibilità. Quella siciliana, ad esempio, prevede tra i fini del consultorio quello di realizzare la tutela della salute della madre e del concepito". Secondo Bosco Lucarelli, "tutto ci porta a concludere che la legge sui Consultori richiede alcuni aggiornamenti per inserirla nei nuovi contesti vitali in cui ci troviamo ad operare. Il compito prioritario è quello di dare un futuro alla vita. Per ottenere questo si potrebbe prevedere anche a livello regionale un assessorato alle politiche familiari e alla solidarietà sociale". La relatrice sottolinea che "ridurre i Consultori a un ruolo solo assistenziale e sociale significherebbe demandare tutte le questioni connesse all'aborto agli ospedali ed ai medici, situazione di fatto verificatasi ad oggi e causa non ultima delle mancata applicazione di quella parte della 194 nei cui confronti si dovrebbe svolgere anche una funzione di assistenza e di controllo". Ancora, Bosco Lucarelli sottolinea che "il Consultorio dovrebbe potersi porre come centro di informazione e di mediazione anche nei confronti della interruzione di gravidanza soprattutto per quanto riguarda i casi in cui si ipotizzano processi patologici. In queste evenienze l'attenzione si concentrerebbe sui riflessi psicologici sulla madre della possibile malformazione del figlio". |