Premio Claudia Gilmozzi: 11 borse di studio

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Un successo del Cif Nazionale, un'opportunità per le donne

Nel 1979 Claudia Zanon Gilmozzi, a soli 14 anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II, pubblicava il libro “Per una autentica liberazione della donna” che costituì una vera pietra miliare per il movimento che allora si chiamò “femminismo cattolico”. La cultura italiana era definita “antifemminista” perché intrisa di patriarcalismo, che esaltava il ruolo della donna “custode del focolare”, non riconoscendone le potenzialità e, di conseguenza, non permettendole un ruolo “pubblico” e un’azione per l’attuazione del futuro dell’umanità. Del resto, anche la Chiesa negli anni preconciliari si trovava a fare i conti con la distanza che intercorreva tra le parole e gli atteggiamenti del suo fondatore, Cristo, verso le donne e l’assenza delle donne nella struttura della Chiesa. Le parole di papa Giovanni XXIII agli inizi degli anni ’60 (“Nella donna diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria dignità…Esige di essere considerata come persona, tanto nell’ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica” Pacem in Terris, 1963), furono come un vento forte che scuote le fondamenta stesse di un edificio e Claudia scriveva, a questo proposito, che il patriarcalismo, quasi un modo di ordinare la realtà, non era estraneo a nessuna religione di origine semitica quanto greca -romana e al pensiero dei Padri e Dottori della Chiesa.

Sull’onda del sentimento e delle speranze delle donne cattoliche, il Concilio si apriva alle attese dei tempi nuovi e sollecitava all’azione, le donne, punta del laicato cattolico. A Milano, nel 1972, nasceva allora il “Gruppo Promozione Donna”, cui seguì a Brescia nei primi anni ‘80, dopo più di 20 anni dal Concilio, la creazione di un nuovo gruppo di donne attorno alla rivista “Progetto Donna”, con l’intento di offrire una palestra di confronto, tra la Scilla del Magistero cattolico e la Cariddi della cultura radicale femminista.

La nostra cara Claudia Zanon Gilmozzi era insieme alle fondatrici nell’equipe che coinvolgeva i nomi migliori della intellighentia femminile cattolica.

Il sentimento di inferiorità culturale, quasi stigma che condannava la donna alla marginalità ed in contrapposizione al femminismo militante, che accusava il pensiero femminile cattolico di aver coltivato tale stigma e di averne fatto elemento costitutivo della cultura italiana, diviene invece una risorsa, la ragione di una visione più equilibrata e serena, meno condizionata dalle ideologie e capace di distanza rispetto al femminismo di allora.

Claudia già da anni era impegnata sia nel Centro Italiano Femminile nazionale come consigliera e vicepresidente, che in quello della regione Lazio come presidente, mettendo a frutto tutta la sua esperienza di studiosa della problematica femminile e soprattutto, con un impegno costante e propositivo nelle attività ecclesiali.

Nasce in questo crogiuolo di esperienze sociali, culturali e politiche sia della società che della Chiesa, il libro “Per una autentica liberazione della donna” nel quale l’autrice sollecita le donne ad uscire dalla marginalità considerata un “destino storico” per riappropriarsi della responsabilità che le fanno, insieme agli uomini, costruttrici delle “cose nuove “che costituiscono il futuro del mondo e della Chiesa.

Il punto centrale della “teologia della liberazione della donna” è rappresentato per Claudia Gilmozzi nel Discorso della montagna inteso come “passaggio obbligato sulla via della salvezza” in quanto “azione di promozione umana intesa a costruire una società più giusta” (Per un’autentica liberazione della donna, pag. 235).

Il marito Marcello Gilmozzi, giornalista e direttore del quotidiano “Il Popolo”, alla scomparsa di Claudia, volle destinare tramite il CIF Nazionale un fondo, perché l’Associazione, alla quale Claudia aveva dedicato tutte le energie potesse, attraverso una significativa iniziativa culturale aiutare altre donne sulla via della vera liberazione.

Nasce da ciò, oggi, il progetto di un corso di perfezionamento universitario “Terra nutriente, processi innovativi di multifunzionalità agricola” in collaborazione con l‘Università LUMSA e il Consorzio Universitario Humanitas che mette a disposizione 11 borse di studio per donne meritevoli finalizzato a formare la figura professionale del Nourishing nel campo delle sostenibilità economica, sociale, ambientale in agricoltura. Nel Lazio infatti molte sono le donne che si dedicano all’agricoltura con professionalità gestendo aziende agricole.

A queste donne Claudia Gilmozzi può indicare ancora la strada della vera liberazione che non è soltanto quella relativa al lavoro, ma anche quella di avviare processi nuovi di welfare grazie alla progettazione di azioni innovative orientate alla sostenibilità sociale.

Il corso di perfezionamento alla prima edizione nell’anno accademico 2020/2021 avrà la durata di dodici mesi.
La presentazione del Master è sul sito della LUMSA consultabile

https://www.consorziohumanitas.com/offerta-formativa/master_20-21/ Corsi di perfezionamento


Ringrazio Maria Angela Giorgi Cittadini, Anna Teresa Arnone, Wanda Della Sala, Costantina Marzano per il contributo e l’aiuto offerto nel mantenere viva la testimonianza di vita e di fede della nostra amica. 


Nella foto: presentazione libro di Claudia Gilmozzi Per un’autentica liberazione della donna alla Festa Nazionale dell’Amicizia – Trento, settembre 1981