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Discorso alle donne sull'Europa

di Ivo Murgia
Tratto da "Cronache" del 1955

La partecipazione della donna alla vita politica s'è ormai validamente affermata in Italia, e con un risultato che si può dire senz'altro positivo. Ma - nella situazione attuale - la partecipazione alla vita politica non può limitarsi ai problemi "nazionali", bensì deve estendersi alla considerazione delle reali prospettive internazionali e sopranazionali, e alla preparazione di una "coscienza europea". Del resto, chi partecipa veramente alla vita politica nazionale deve rendersi conto che anche le soluzioni politiche ed economiche dei problemi nazionali diventano sempre più condizionate e collegate a quelle della politica internazionale.

Occorre che le donn, come "cittadine" di un Paesee che vuole partecipare direttamente alla costruzione dell'Unità Europea, cioè dello Stato Federale, si rendano consapevoli della prospettiva entro la quale esse vivono e lavorano.

Occorre che le donne cristiane e cattoliche, meglio di tutte le altre disposte ad una visione sopranazionale, si facciano coscienti di questa realtà storica: il loro ocntributo per il rinnovamento cristiano della società non si realizza in una Italia nazionalista, è ormai convogliato verso un'Italia integrata all'Europa: o si è in grado di esercitare una presenza cristiana in questa trasformazione storica e culturale, o si rischia di restare appunto tagliati fuori dalla storia e perciò stesso da qualunque valore politico.

Oggi l'Italia democratica deve assicurare la vitalità della democrazia, e deve assicurarla non soltanto difendendo le istituzioni, ma ancor più dimostrando che la sua democrazia ha un reale contenuto di libertà e di benessere. E poichè il benessere (il suo pieno raggiungimento al pari che la sua sicura conservazione) non si può realizzare nei limiti delle risorse nazionali, si può dire che la vitalità della democrazia si salverà soltanto se si realizzzerà l'integrazione dei diversi Paese Europei.

Ecco alcune prime ragioni secondo le quali la donna italiana non può e non deve restare estarnea alla fatic, politica e culturale, della costruzione d'una Europa unita.

C'è una ragione per altro non meno importante di quelle accennate, che riguarda la donna in modo particolare, in quanto madre e in quanto edicatrice; per fare l'Europa bisogna anche fare gli Europei.

A questo punto bisogna dire che - allo stesso modo in cui la donna non può separare la sua attività sociale e politica dal suo impegno materno ed educativo - essa non potrà rinunciare alla sua coscienza  europea nelle stesse espressioni della sua funzione pedagogica. Se è vero che le patrie hanno chiesto sempre alle madri buoni cittadini, è vero che l'Europa chiede ad esse buoni europei. L'Unità italiana si celebrò, a suo tempo, nei cuori dei giovani che si riconoscevano figli di una patria unitaria e indipendente. Quante madri, quante maestre, quante educatrici hanno silenzioansamente ed efficacemente formato le prime generazioni di italiani.

Oggi L'Italia democratica attende che si formino gli Italiani cittadini dell'Europa, ciò che vuol dire cittadini democratici d'una democrazia salda e difensiva.