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L'Italia non è un Paese per mamme: ecco perché
di Rita Querzè
dal Corriere della Sera del 21 luglio 2018


Compatibilità tra famiglia e lavoro: l'Italia arretra. E le donne pagano il conto. Negli anni della crisi le lavoratrici hanno dovuto scegliere: o il posto o i figli. E alla fine hanno scelto il lavoro. Decisione obbligata. Con l'aumentare dell'incertezza le famiglie hanno cercato di ridurre il rischio. Due stipendi sono meglio di uno. E, soprattutto, proteggono dagli imprevisti: se uno dei due resta a casa c'è una seconda entrata su cui contare.

Le donne che hanno cercato di non rinunciare a nulla - né ai figli né al lavoro - in molti casi si sono dovute arrendere. Questo suggeriscono i dati - passati sotto traccia - contenuti nel Bes, il rapporto sull'indicatore del Benessere equo e sostenibile. Se si considera il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne con figli in età prescolare e quello delle donne senza figli, si vede che ogni 100 occupate senza prole nel 2015 c'erano 77,8 madri al lavoro. Nel 2017 siamo scesi a quota 75,5. Morale: molte mamme alla fine sono tornate a casa.

La constatazione non stupisce la consigliera nazionale di parità, Franca Bagni Cipriani. «Abbiamo appena presentato il nostro rapporto annuale dove abbiamo purtroppo constatato come la situazione mostri segnali di peggioramento». «Il punto non è tanto la mancanza del posto al nido ma il fatto che la retta costa troppo. Per molti è impossibile fare figli se non c'è un nonno che se ne prende cura», fotografa Bagni Cipriani. Soluzioni? «A parole tutti i partiti sono d'accordo sul fatto che sia necessario intervenire - risponde la consigliera -. Alcuni buoni provvedimenti sono stati fatti ma per la maggioranza delle donne non è cambiato molto».

Da notare: quest'anno si esauriscono alcune misure del precedente governo. Se non rinnovato, scomparirà il cosiddetto «voucher baby sitter». Un bonus da 600 euro al mese per le donne che rientrano al lavoro rinunciando al congedo parentale. Obiettivo: favorire le lavoratrici madri che vogliono tenersi stretto il posto. Poi c'è il congedo di paternità obbligatorio di quattro giorni più uno facoltativo. Anche in questo caso il finanziamento della misura si esaurisce a fine 2018

La partita delle misure si giocherà con la legge di Stabilità. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora ha iniziato una serie di consultazioni con le organizzazioni che rappresentano il mondo femminile. Tra queste l'associazione di imprese Valore D. «Finché le donne continueranno a farsi carico della gran parte dei compiti di cura sarà difficile cambiare le cose. Per questo servono provvedimenti che favoriscano la genitorialità condivisa. E che sostengano le donne che vogliono lavorare ed essere madri», va al punto la direttrice generale, Barbara Falcomer.

Di certo lo smart work - il lavoro a distanza a scelta del dipendente - aiuta ma non basta. Anche perché resta ancora un lusso. Riservato ai dipendenti di multinazionali e grandi aziende. «Dal bonus bebé al voucher baby sitter, al part time dopo la nascita del primo figlio: le misure ci sono, sono diverse. Spesso, però, non sono convergenti sullo stesso obiettivo. E sono anche poco conosciute», fa notare Luisa Quarta, coordinatrice del gruppo donne di Manageritalia. Poi c'è la questione dei servizi. «Se fossero accessibili e abbordabili sul piano dei costi come in Francia tutto sarebbe più facile», aggiunge Quarta. Difficile darle torto.