L’EUROPA CHE VOGLIAMO

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Il giorno 19 marzo 2020, la presidente della BCE (Banca Centrale Europea) Christine Lagarde, affermando che “tempi straordinari richiedono misure straordinarie”,  ha concretizzato,  grazie a supplementari dotazioni, il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) da affiancare all’ormai “ordinario” strumento del Quantitative easing (Qe).

Certamente un passo importante per le economie dei paesi europei, tutti, toccati, chi più chi meno, dal flagello della pandemia. Infatti il programma messo a punto riguarda  l’acquisto di titoli pubblici e privati da 1.350 miliardi esteso “fino alla fine di giugno 2021” – come ha sottolineato Christine – e che durerà sicuramente fin quando la BCE “non giudicherà che la crisi del coronavirus è finita”.

Le parole della presidente hanno determinato  una condizione di sollievo per i Governi degli Stati europei in quanto la conferma dello strumento individuato (l’uso dei PEPP ) è finalizzato anche a “fronteggiare rischi di frammentazione”, come sottolineato dalla Lagarde che ha raccolto con soddisfazione la “ proposta della Commissione europea di un piano per la ripresa per sostenere le regioni e i settori più colpiti dalla pandemia”.

Subito dopo, Bruxelles – a fine maggio – ha annunciato la presentazione di un programma – Next Generation EU – inserito nel Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 (Qfp) e composto di risorse miste a fondo perduto (grants, pari a 500 miliardi) e prestiti (loans, 250 miliardi di euro). Il  Next Generation EU, finanziato con emissioni di titoli di debito comune da rimborsare entro il 2058, si regge su tre pilastri: il primo è il sostegno agli Stati, con il fondo più cospicuo da 560 miliardi (Recovery and resilience facility) per contrastare gli effetti economici della pandemia; gli altri due, con minori dotazioni, riguardano: il sostegno ai privati (Solvency Support Instrument) al fine di contribuire agli investimenti delle imprese, mentre un terzo sarà destinato al rafforzamento della sanità e della ricerca. Un’altra donna è artefice del progetto: la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen che non ha esitato ad affermare che se il pacchetto è migliorabile, non è possibile però mettervi mano per retrocedere. Chiare le sue parole: “Il dialogo tra le istituzioni europee in questo momento è particolarmente importante per dare una risposta rapida ai cittadini”.

Non tutto è così semplice. Passare dalle parole ai fatti comporta, come stiamo vedendo in questi giorni, che venga superata la frattura tra i cosiddetti Paesi frugali (Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia), sostenuti da diversi leader dei Paesi del nord, e i Paesi del sud d’Europa più colpiti dalla pandemia (Italia, Spagna e Francia).

Su questo contrasto, ma anche sulla capacità di resilienza delle strutture europee, si misurerà la volontà tutta politica di realizzare al proprio interno i Principi del  Pilastro europeo dei diritti sociali (2017) collegati alla sostenibilità economico-ambientale e all’innovazione digitale. Qui, in questo stretto passaggio, si misurerà la “nobilitate” del progetto europeo.