Indagine in 28 Paesi sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni – 7 febbraio 2020

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L’intervento di Enrico Giovannini (portavoce di Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS) nella puntata di "Scegliere il futuro" di venerdì 7 febbraio 2020 su Radio Radicale

Buongiorno e benvenuti alla Rubrica “Scegliere il futuro”
Oggi vorrei tornare su un rapporto presentato in occasione del World Economic Forum di Davos di qualche settimana fa che non è stato intercettato dai media italiani: è il rapporto dell’Edelman Antitrust che, attraverso un’ indagine condotta su 34mila persone in ventotto Paesi, ha misurato, ha cercato di capire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni di governo alle prese con organizzazioni non governative.

In media il quadro che è emerso da questo sondaggio non è particolarmente incoraggiante, c’è un messaggio molto forte: il capitalismo nella sua forma attuale non sembra in grado di risolvere i problemi che abbiamo davanti non solo quelli relativi all’ ambiente, ma anche non sembra in grado di combattere le disuguaglianze che le persone in tutto il mondo sentono come un problema molto molto rilevante; in altri termini nella sua forma attuale il capitalismo viene considerato più dannoso che vantaggioso.

Questo è abbastanza sorprendente da un certo punto di vista, visto che il capitalismo come l’abbiamo conosciuto negli ultimi quarant’anni ha portato fuori dalla povertà estrema miliardi di persone attraverso la globalizzazione; dall’altro lato dimostra che invece le persone sembrano in grado di capire i rischi non solo presenti ma anche futuri: il cinquantasette per cento degli intervistati afferma in particolare che il capitalismo serve gli interessi di pochi e quindi è incapace di affrontare le forti disuguaglianze presenti in tutti i Paesi. D’altra parte si ritiene che i governi non sembrano in grado di affrontare queste sfide, per esempio la sfida digitale, mentre c’è una sfiducia crescente nei media vista la diffusione delle fake News. Insomma un quadro non particolarmente incoraggiante che però consente anche di inquadrare alcune delle discussioni sulla qualità delle democrazia, sulla qualità dell’informazione in Italia in un quadro più ampio, uscendo un po’ dal provincialismo che talvolta caratterizza il dibattito nel nostro Paese.

Al di là di questo il tema è certamente molto rilevante quale tipo di capitalismo vogliamo realizzare dopo la sbornia diciamo così di quarant’anni di turbo capitalismo o di capitalismo neoliberista che ha certamente realizzato importanti risultati, ma appunto si dimostra incapace di gestire questa nuova fase storica del nostro mondo. L’Europa da questo punto di vista ha un’opportunità: l’Europa che spesso è stata accusata di occuparsi di questioni minime – dalla dimensione delle vongole alla curvatura delle banane – come se le istituzioni europee facessero di questi elementi il centro della propria azione, ma è evidente che con la nuova Commissione europea sia le istituzioni che il Parlamento hanno indicato nelle proprie priorità i grandi problemi con cui questo continente e tutto il mondo devono confrontarsi: il cambiamento climatico, la crescita economica, la buona occupazione, le ingiustizie sociali, eccetera …

Dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea forse si apre una nuova opportunità. Ricordiamo infatti che il Regno Unito si era opposto, non da solo ma in modo molto forte, a una serie di politiche sociali che invece possono costituire il contrappeso delle politiche economiche realizzate e da realizzare: in particolare il tema dell’armonizzazione fiscale, il tema dell’Europa sociale. Enrico Letta, l’ex presidente del Consiglio italiano, in un articolo questa settimana ha proprio evidenziato queste possibilità che si aprono teoricamente con un’Europa più coesa. In realtà sappiamo che l’Europa non è necessariamente più coesa, perché i Paesi centro europei e dell’Est hanno impostazioni di nuovo molto diverse rispetto ai Paesi fondatori tra cui naturalmente l’Italia.

Ecco segnalo questo elemento perché credo che nei prossimi mesi l’Italia debba essere una protagonista di questo dibattito, per capire all’indomani di Brexit come cambiare la barra delle politiche europee, a mio parere, verso un’integrazione sempre maggiore, verso una discussione sulla fiscalità europea, verso un’Europa sociale che deve rispondere ai cittadini, pena la prosecuzione di questa sfiducia nelle istituzioni, che non fa bene non solo a noi ma neanche all’economia, neanche al nostro futuro.

Non è un tema che sta occupando le prime pagine dei giornali ma bisogna sempre sperare che il nostro Paese, come ha fatto tante altre volte, sia capace di alzare il livello del dibattito, contribuire nelle sedi europee ai temi di cui ho parlato, portando il punto di vista di uno dei paesi fondatori e più importanti della nostra Unione Europea.

Grazie buona giornata tutti.