Cattolici nell'Italia di oggi. Un'agenda di speranza per il futuro del Paese
Documento CIF per la 46ª settimana sociale dei cattolici italiani (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010)
| La 46^ Settimana sociale impegna i cattolici italiani a misurarsi con la concretezza dei problemi che attraversano la vita del Paese e richiedono un'assunzione di responsabilità e un impegno unitario e solidale da parte di tutti i cittadini, soprattutto di quelli che costituiscono la comunità ecclesiale. La celebrazione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia trova il Paese nel travaglio di una crisi economica, etica e politica; la frammentazione sociale e la diffusa illegalità generano disorientamento e diffondono sfiducia nel futuro soprattutto perché manca una progettualità concreta di sviluppo per le nuove generazioni. Di qui l'opportunità di raccogliere "pensieri e opere" per stilare un'agenda di speranza per l'Italia, passando dal discernimento dei segni dei tempi alla progettualità e da questa alla concreta realizzazione di proposte per il bene comune. La questione nazionale e lo scenario globale "La globalizzazione offre nuovi orizzonti e nuove possibilità all'amore" (DP, 3). Ci troviamo di fronte ad una spinta planetaria dagli esiti ambivalenti: da un lato i processi in atto hanno portato "all'uscita dal sottosviluppo di intere regioni" e consentono di cogliere la "mutua interdipendenza dei singoli in una necessaria solidarietà" (GS, 4), dall'altro può creare rischi di danni sconosciuti (CV, 33). Non è solo il problema della sicurezza che crea tensioni, data la conflittualità dello scenario internazionale legato all'incontro e allo scontro di interessi, di identità etniche, religiose, culturali, ma è la tenuta stessa dello Stato-nazione minacciata dalla frammentarietà dei localismi e dalle rivendicazioni di separatismo che digregano l'unità del sentire e del progettare. Inoltre la crisi delle grandi ideologie politiche porta all'egemonia delle ideologie economiche di tipo liberista, che contraggono la sfera dell'intervento statale nella società, sicché al paradigma dello sviluppo si sostituisce quello della competizione, della politica dell'efficienza e la commercializzazione dei servizi. In Italia la crisi economica e istituzionale copre l'assenza di progettualità politica e lo sforzo per individuare le strategie utili a recuperare il senso dello Stato unitario, della cittadinanza democratica, dell'uguaglianza sociale, del valore della vita e della dignità della persona. A 150 anni dall'unità d'Italia i cattolici - uomini e donne - come cittadini/e e come credenti guardano con responsabilità, ma evitando ogni sterile pessimismo, alle numerose questioni richiamate con urgenza dal dovere di contribuire alla costruzione del bene comune innanzitutto attraverso la testimonianza di fede e di operosità e l'impegno per tessere relazioni di solidarietà e di giustizia. Un'interpellanza per l'associazionismo cattolico L'associazionismo cattolico, che conserva non solo la memoria ma soprattutto le motivazioni originali del proprio impegno nella vita del Paese e nella Chiesa, e l'attaccamento alle proprie radici e alla storia, vive oggi una stagione di incertezza per la difficoltà di operare, in un contesto profondamente mutato, quella mediazione che l'aveva reso fecondo anche sul piano politico. In un contesto di crisi delle identità e delle appartenenze avverte l'urgenza di essere "confermato" alla luce dell'insegnamento conciliare sul sensus ecclesiae in questo nostro tempo in cui la laicità è minacciata da un diffuso laicismo e il cristianesimo corre il rischio di essere concepito come religione civile. Si sente l'importanza di rilanciare il binomio clero-laicato in senso conciliare e imprimere un forte impulso pastorale sul piano della formazione all'esercizio della laicità come testimonianza di speranza e annuncio nel mondo del primato di Dio. Pertanto l'associazionismo avverte la responsabilità e il privilegio dell'appartenenza a una comunità di credenti, raccolta intorno a un progetto condiviso, elaborato a partire dalla propria specificità, per operare scelte chiaramente orientate al bene comune. Il Cif, che nella sua storia dal dopoguerra ad oggi, esprime l'esperienza e l'iniziativa delle donne cattoliche al servizio del Paese, si sente fortemente chiamato in causa dalle prospettive, ampiamente illustrate nel Documento preparatorio, di far convergere ogni iniziativa per individuare e mettere in atto strategie idonee alla crescita del Paese, a partire dallo sviluppo integrale di ogni persona e della sua dignità. L'Associazione è consapevole che il peso dei cambiamenti storici con la fine del sistema politico del dopoguerra e con la perdita dell'unità politica dei cattolici ha avuto e continua ad avere i suoi riflessi nella comunità ecclesiale. Il laicato avverte la necessità, come auspicava Giovanni Paolo II nel Convegno ecclesiale di Palermo, di creare nuovi "luoghi e strumenti" per i cattolici chiamati ad esprime il senso autentico della propria responsabilità laicale contro il rischio di un accentramento al vertice della gerarchia ecclesiale. Oggi si torna con più insistenza, anche se non sono ancora visibili i frutti, a individuare con maggiore lucidità i compiti della vocazione laicale che il Concilio ha descritto nella Lumen et Gentium e nella Gaudium et Spes. È da tali presupposti che l'Associazione vuol prendere l'avvio per alcune considerazioni che possono illuminare il percorso di un più consapevole impegno per "servire la Speranza... potente risorsa sociale al servizio dello sviluppo umano integrale, cercato nella libertà e nella giustizia" (CV, 34), vogliamo innanzitutto ribadire che: • La storia è il luogo in cui Dio si manifesta, e il tempo è la dimensione in cui i laici sono chiamati ad operare non solo come singoli, ma anche in forma organizzata come comunità. E il secolo appena trascorso ha messo in luce che la storia è fatta non solo da uomini, ma anche da donne e che l'universale maschile non riesce più a interpretare e descrivere la ricchezza che l'unidualità dell'essere umano comprende. Pertanto, come il Documento preparatorio sottolinea (DP, 9) il bene comune non è compatibile con una "idea di società al singolare", e la pluralità abbraccia sia gli uomini che le donne. • Riflettendo sull'attuale momento della vita del Paese, riconosciamo che cardine della vita democratica sono i valori costituzionali, che costituiscono ancora per il popolo italiano un riferimento sostanziale della propria storia e una guida per l'oggi e per il domani. E da questa vogliamo ripartire per ribadire la dignità di ogni persona, a cui va riconosciuta uguaglianza di diritti senza distinzione di sesso, di razza, di religione, e al tempo stesso la garanzia per l'esercizio dei doveri (art. 3 Costituzione). Inoltre il senso della cittadinanza democratica viene strettamente collegata con il recupero della dimensione umanistica del lavoro e quindi la lotta alla povertà e all'esclusione sociale che oggi colpiscono soprattutto le donne e i giovani. Di qui anche la soggettualità sociale della famiglia che abbraccia l'esercizio effettivo della paternità e della maternità come valori essenziali per una buona convivenza. Il principio della sussidiarietà orizzontale e verticale favorisce l'iniziativa di soggetti intermedi senza ledere il senso dell'unità nazionale, cementata proporzionalmente da tutte le risorse umane e sociali diffuse sul territorio. In questo l'iniziativa femminile ha la sua ricchezza di capitale sociale e relazionale da offrire, preziosa risorsa per dar vita ad un federalismo non solo economico-fiscale, ma di opportunità e di valori umani essenziali per il bene comune. • La globalizzazione dell'economia e della comunicazione esige non solo leggi di controllo, ma un'etica amica della persona per il loro retto funzionamento. La Caritas in veritate (73) afferma che "anche i mezzi di comunicazione sociale non sono autonomi rispetto alla morale che tocca la persona in quanto spesso favoriscono la loro subordinazione al potere economico, imponendo parametri culturali, funzionali a progetti di potere, ed esercitando un'influenza nei confronti della dimensione etico-culturale della globalizzazione e dello sviluppo solidale dei popoli". • Rispetto al trend culturale povero di speranza che avvolge il clima delle relazioni, delle opinioni e delle scelte dei cittadini, pare urgente recuperare prospettive di futuro aperte all'idea di un cambiamento di mentalità, che privilegi la centralità del sentire umano e cristiano, che parta dal rifiuto di una mentalità nichilista, egoista, insofferente di ogni limite etico, protesa unicamente al profitto e all'efficienza. Per questo riteniamo che la famiglia e in essa la donna può collaborare con maggiore incisività per il privilegiato rapporto con le nuove generazioni alle trasformazioni di un costume che disgrega le relazioni e genera violenza. Di qui l'importanza dell'educazione e di tutte le agenzie formative per coltivare una cultura di solidarietà e di responsabilità. Alcune note sugli obiettivi da perseguire L'attenzione è da porsi innanzitutto sullo sviluppo dei soggetti più deboli della società e in particolare sull'evoluzione della condizione femminile. Per ritornare a crescere, come il Documento preparatorio sottolinea, è importante che si ponga mano a riforme strutturali significative, che riguardano il mondo del lavoro e lo stato sociale, che va rimodulato ma non soppresso. Le donne sono tra i soggetti più deboli nel mercato del lavoro italiano. Le difficoltà e gli svantaggi possono essere identificati nei profili occupazionali (tipologia di occupazione, possibilità di carriera, salari); mentre le scelte di istruzione e le condizioni di lavoro sono strettamente connesse a quelle di fertilità, rispetto alle quali l'Italia presenta un profilo diverso rispetto a quello di altri paesi europei (Francia), che hanno raggiunto un percorso virtuoso di alta occupazione e di elevata fecondità. Nell'agenda del "riprendere a crescere" il Cif segnala l'urgenza di politiche pubbliche basate sul presupposto che promuovere il lavoro femminile è un'opportunità da non perdere. Occorre quindi incentivare gli investimenti in capitale umano femminile, facendo sì che le risorse spese in istruzione e formazione diano i loro frutti sul mercato del lavoro, laddove l'Italia è ben lontana dal raggiungere gli obiettivi di Lisbona. Pertanto è necessario un ripensamento del nostro sistema di welfare, tuttora basato su un modello di famiglia che presuppone la divisione sessista dei ruoli maschili e femminili. La scarsità dei servizi all'infanzia è una delle principali cause dell'accesso limitato delle donne al mercato del lavoro e del basso tasso di fecondità. Anche le politiche fiscali penalizzano la famiglia: manca una tassazione basata sul quoziente familiare, la previsione di un sussidio per ogni figlio a carico, la riduzione della tassazione alle imprese che assumono donne. È carente anche l'attuazione di una politica dei tempi e di una maggiore flessibilità per consentire a uomini e a donne di conciliare la vita familiare con quella lavorativa, poiché continua a sussistere la mentalità che il costo della fecondità sia esclusivamente femminile. Anche per quanto riguarda la selezione della classe dirigente persiste il "tetto di cristallo" per le donne, che continuano ad essere assenti in politica, e nel mondo del lavoro prive di incarichi di maggiore responsabilità. In relazione al duplice ruolo delle donne, come madri e come lavoratrici, la società italiana, più conservatrice rispetto alla media europea, continua a considerare positiva per tutte le donne la rinuncia al lavoro. Il Cif ha sempre sostenuto il valore della donna e della sua responsabilità in famiglia come sposa e come madre, ma è anche consapevole che i mutamenti della cultura e del costume hanno portato sempre più la donna a vivere i problemi del Paese, della città, della storia e del suo tempo, ad acquistare autonomia e diritti nel pubblico oltre che nel privato mentre permangono condizioni di arretratezza e di subalternità in cui molte di loro vivono. Inoltre l'esaltazione di un'immagine di femminilità di tipo edonistico indirettamente rinforza la supremazia dell'uomo e sfocia spesso nella violenza e in molteplici forme di predominio maschile. L'impegno del Cif L'Associazione considera fondamentale, per un cambiamento dell'attuale modello di sviluppo, far leva più decisamente sul genio femminile e ritiene necessario promuovere una cultura che metta al centro il valore della vita e la persona umana, laddove è più esposta ai rischi della violenza e della manipolazione mediatica. In tal senso intende valorizzare e sostenere la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, perché sia a servizio della vita e contribuisca alla formazione delle nuove generazioni. Attraverso i consultori familiari il Cif svolge quella mediazione familiare preziosa per favorire la paternità e la maternità responsabili, la prevenzione dell'aborto, una educazione dei giovani all'affettività e alla conoscenza del mistero della vita, difendendo l'inviolabilità e la sacralità della vita umana dal primo istante del concepimento fino alla sua naturale estinzione. Pertanto fa leva sul valore della cura, della cui gratuità sono custodi soprattutto le donne, che continuano ad essere il cardine della vita familiare, offrendo la propria disponibilità facendosi carico degli innumerevoli bisogni di anziani e minori. Inoltre approfondisce e diffonde nell'opinione pubblica, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, i temi riguardanti la bioetica e coltiva nei rapporti con le istituzioni e con la politica un dialogo costruttivo perché la legislazione non tradisca i valori non negoziabili dell'esistenza umana. L'Associazione è consapevole che il problema educativo costituisce un'assoluta priorità da affrontare, e i fattori sociali che lo determinano sono alla sua costante attenzione: crisi della famiglia, crescente disagio del mondo della scuola, invadenza manipolatrice dei mass-media, che esaltano la violenza, assenza di politiche attive per i minori, mancanza di prospettive e di strumenti che favoriscano la maturità umana e sociale delle giovani generazioni e non solo. In tale contesto la formazione della coscienza diviene una priorità assoluta per operare un saggio discernimento scelte finalizzate alla costruzione del bene comune, a cominciare dal rispetto della legalità da esercitarsi in ogni ambito dell'agire quotidiano e da ciò che si definisce genericamente buona educazione e rispetto dell'altro. Tale formazione, sorretta dai principi e dalla pratica dell'agire cristiano, costituisce il presupposto di un impegno che il Cif svolge nelle diverse attività di volontariato e di promozione sociale, come nell'impegno socio-politico finalizzato a diffondere maggiore consapevolezza, soprattutto nelle donne, sui diritti e i doveri di una cittadinanza attiva. Inoltre l'Associazione ribadisce la propria scelta di autonomia rispetto ai partiti politici, e attraverso l'organo di stampa e le iniziative culturali diffonde i temi sociali della giustizia, della solidarietà, del dialogo interculturale, della pace. Il Cif, soprattutto attraverso la presenza attiva nelle realtà comunali, tende a recepire e a raccogliere i bisogni del territorio e a creare relazioni con altri soggetti sociali con una metodologia di rete, nell'intento di creare aggregazione e favorire l'unità e l'inclusione sociale anche delle minoranze e degli immigrati. Ispirandosi al principio cristiano dell'unità della famiglia umana, che nel contesto di un mondo globalizzate è garanzia per la costruzione del bene comune, il Cif mira ad educare le donne ad un'idea di cittadinanza unitaria e plurale, fondata sulla memoria delle comuni radici cristiane, nazionali ed europee. Prendendo spunto dalla Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne, durante la presidenza italiana del G8 (Roma 9-10 settembre 2009), l'Associazione richiama quanto affermato in quella sede: "la trasformazione delle nostre società per effetto della globalizzazione e dei movimenti migratori, che ne risultano incentivati, richiede l'apporto fondamentale delle donne per la diffusione di un multiculturalismo che non ceda a costumi lesivi della dignità femminile e sia basato sulla tolleranza e sul rispetto reciproco...". Il Cif è impegnato a sostenere politiche di promozione e di protezione delle donne e delle bambine, ritenendo utile un approccio trasversale (mainstreaming) a tutte le politiche del governo per promuovere un'azione efficace ad ostacolare la violenza contro le donne e la diffusione da parte dei mezzi di informazione e di comunicazione di stereotipi degradanti l'immagine femminile. Conclusioni Nel riflettere sui molteplici aspetti dell'impegno dei cattolici nell'Italia di oggi, il Centro Italiano Femminile si riconferma nella convinzione che la fede religiosa, e non solo il credo religioso, abbia il potere di ispirare una visione "teologale" del mondo e di animare la Speranza. L'attuale crisi sociale, economica, finanziaria e politica denuncia la mancanza di valori etici e religiosi. Non può essere affrontata solo sul piano tecnico, ma in primo luogo richiede un allargamento di prospettiva alle questioni che travagliano, eppure danno significato all'esistenza umana. Per questo siamo convinte che "la Carità è la via maestra della Dottrina sociale della Chiesa. Ogni responsabilità e impegno delineati da tale Dottrina sono attinti alla Carità... essa dà vera sostanza alla relazione personale, con Dio e con il prossimo; è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, famigliari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici... Dalla Carità di Dio tutto proviene, per essa tutto prende forma, ad essa tutto tende. La Carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra Speranza" (CV, 2). La 46^ Settimana sociale dei cattolici, non è solo un'occasione di riflessione e di maggiore consapevolezza, ma anche di rilancio comunitario di credibili e concrete prospettive di speranza. Roma, 14 ottobre 2010 |