| È tanto nobile il posto che Dio ha assegnato ai cristiani, che a nessuno è permesso di disertare (A Diogneto VI, 10) Il Documento preparatorio al Convegno Ecclesiale di Verona, sulle tracce della Prima Lettera di Pietro, sollecita la coscienza dei cristiani a rendere ragione della speranza con sensibilità, passione, intelligenza, divenendo testimoni della Resurrezione sia "nel custodire la Parola di Dio e i gesti sacramentali della fede, sia nell'impegno costante per trasformare il mondo attuale come anticipazione della speranza futura" (Documento preparatorio n. 12). Le aree in cui i cristiani sono chiamati a manifestare i segni e i fermenti della novità evangelica, che è Cristo Risorto, speranza del mondo, corrispondono alle dimensioni feriali dell'esistenza, che includono aspetti problematici e valori, progettualità e aspirazioni, su cui urge esercitare un discernimento, un giudizio critico alla luce di una fede pensata, vissuta e comunicata per incidere sulla mentalità e sugli atteggiamenti correnti e favorire con sapienza un cambiamento di cultura e di stili di vita. Si tratta innanzitutto di prendere coscienza dei dinamismi della società e dei modelli di pensiero della cultura contemporanea, che hanno come base la questione antropologica, un nodo problematico che influenza profondamente la mentalità corrente ostacolando pregiudizialmente la visione cristiana della storia. Si tratta di un aspetto cruciale riguardante l'essenza stessa dell'uomo, che la cultura attuale tende non solo a interpretare vedendolo essenzialmente sotto il profilo sociale ed economico, ma anche a trasformare radicalmente riducendolo alla dimensione biologica e psichica. Le tecnologie si stanno impadronendo della genesi del nostro essere, annullando le differenze tra l'uomo e il resto della natura, restringendo la dimensione razionale, la libertà e la responsabilità, ed esaltando la sfera dei sentimenti, degli interessi individuali e di una libertà sganciata da ogni responsabilità. Viene così cancellato il carattere unico e trascendente dell'essere umano con la sua specifica complessità e con la sua dimensione spirituale, radicata nel tempo e destinata all'eternità. Di qui l'offuscarsi della centralità della persona nella costruzione della storia e la crisi di quei fondamenti antropologici su cui si fonda la cultura occidentale, saldamente ancorata alla tradizione cristiana, in cui le categorie politiche della solidarietà, della cooperazione e del pluralismo sono strettamente collegate con la fraternità, la tolleranza, il rispetto della diversità. In tale contesto si avverte l'urgenza di una coscienza missionaria, che faccia il cristiano partecipe di quella responsabilità universale espressa da Pietro (1,3-15) a rendere ragione della Speranza, immettendo nel tessuto sociale valori e norme di vita conformi all'autentica realtà dell'uomo. È questo il compito che il Concilio (LG, 31) attribuisce soprattutto ai laici, di contribuire quasi dall'interno e a modo di "fermento", alla santificazione del mondo mediante l'esercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico. Così essi, vivendo nel mondo "da stranieri e pellegrini", partecipano a pieno titolo all'edificazione della città terrena. In tale impegno le donne del Cif recano l'apporto specifico della propria formazione associativa, consapevoli delle responsabilità che la Chiesa affida alle donne "di fronte all'urgenza di una nuova evangelizzazione e di una maggiore umanizzazione delle relazioni umane" (Chl, 49) soprattutto nel campo della vita, "in un tempo in cui lo sviluppo della scienza e della tecnica non è sempre ispirato dalla vera sapienza, con l'inevitabile rischio di disumanizzare la vita umana, soprattutto quando essa esigerebbe più amore e più generosa accoglienza" (51). La riflessione che l'associazione propone in vista del convegno Ecclesiale di Verona evidenzia particolarmente le peculiari finalità che persegue, privilegiando l'ambito dell'affettività, del lavoro e della festa, della cittadinanza.
Ogni persona rivela la ricchezza della propria identità attraverso l'affettività e l'enorme gamma di sentimenti e di emozioni che nascono e si esprimono nell' incontro con l'altro. Nelle relazioni interpersonali, nei rapporti tra i sessi e le generazioni, nelle più diverse situazioni della vita, la capacità di riconoscere e manifestare i propri sentimenti è frutto dei doni ricevuti, della storia personale e di un processo di formazione che esprime impulsi, emozioni e reazioni di segno diverso in cui entrano in gioco tutte le componenti della propria personalità. Tra tutti è il sentimento dell'amore che polarizza sotto molteplici forme le relazioni umane, a cominciare dall'incontro con Dio "che è Amore" (1 Gv.4,16) Nella recente enciclica "Deus Caritas est" Benedetto XVI illustra le componenti essenziali dell'amore umano e afferma che "eros e agape - amore ascendente e amore discendente - non si lasciano mai separare completamente l'uno dall'altro, ma c'è una connessione inscindibile tra ascesa e discesa, tra l'eros che cerca Dio e l'agape che trasmette il dono ricevuto" (n.7). I due aspetti si ritrovano strettamente congiunti nell'unica esperienza vitale poiché "chi vuol donare amore deve egli stesso riceverlo in dono" (n. 7). Così nel matrimonio, attraverso la libertà costosa e gratificante del donare e del ricevere, si rinsalda quel vincolo profondo che dà gioia ed edifica la comunità familiare, facendo crescere nei figli stima e fiducia nel sacramento che santifica la coniugalità. Attraverso il volontariato, la promozione sociale e le varie forme di solidarietà le donne cristiane, che "nella comunità viva dei credenti" fanno esperienza dell'amore divino, diffondono nel tessuto sociale segni tangibili di gratuità e di speranza. E attraverso parole e gesti di amicizia tendono a colmare il vuoto di tante esistenze, vittime di ingiustizie, di egoismo o di solitudine. Una parte della cultura corrente, esaltando una sensibilità senza regole come puro piacere e desiderio egoistico di seduzione, genera la tendenza al rifiuto di ogni vincolo e di ogni etica del dono. Di qui la scarsa considerazione del matrimonio e la fragilità di tante unioni, che producono la disgregazione della famiglia e influenzano una positiva considerazione della vita familiare come comunità di amore, incidendo talora negativamente sulla formazione dei figli. Una testimonianza di speranza non può tuttavia chiudersi nella denuncia delle situazioni irregolari o nella legalizzazione delle unioni di fatto, ma deve sempre mirare alla considerazione delle persone che vengono coinvolte, le quali più che giudicate e condannate, vanno aiutate dalla comunità a trovare motivazioni e sostegno per un ritorno agli impegni della vita cristiana. Sembra, pertanto, necessario potenziare - come è nell'impegno del Cif - la presenza di luoghi, ambiti e iniziative incentrati sulla famiglia per affrontare i numerosi problemi che la riguardano: rapporto uomo-donna, paternità e maternità responsabili, dinamiche relazionali e affettive tra le generazioni, problematiche educative, essenza e valore del matrimonio cristiano, legislazione di supporto alla famiglia. Così ci sembra urgente una rinnovata attenzione ai Consultori Familiari - servizi di ascolto, accompagnamento, promozione di risorse - cui guardare, come a soggetti di co-progettualità e alleanza per la difesa della vita in ogni suo momento e insieme per una adeguata educazione alla vita di coppia, alla vita familiare, alla genitorialità. In tale contesto pare preminente porre l'accento sia sulla figura paterna, sul padre, oggi fortemente alla ricerca di una presenza e di un maggiore coinvolgimento all'interno della famiglia, sia sulla necessità di creare le condizioni idonee al mantenimento della relazione genitori/figli anche in presenza di situazioni critiche, laddove è opportuno mettere in atto interventi mirati di mediazione familiare. I Consultori Familiari, gestiti con la consapevolezza di un compito di alto profilo umano e sociale, possono offrire uno "spazio neutro" di garanzia per la mediazione familiare, strumento utile per l'esercizio di quella "bigenitorialità" che viene riconosciuta e sancita dalla recente L. 54/06.
La relazione tra pubblico e privato, che costituisce uno dei perni su cui è chiamata a confrontarsi la condizione femminile, abbraccia anche la dimensione del lavoro e della festa. Le donne, da un lato desiderose della propria realizzazione nel mondo del lavoro e dall'altro protese alla valorizzazione della vita familiare e della tradizione, sono portatrici dell'esigenza di una rimodulazione dei tempi per il lavoro e per la famiglia che si rivela utile anche agli uomini. Il lavoro e la festa condizionano la qualità della vita, ma non allo stesso modo e nelle stesse condizioni per tutti. L'importanza del lavoro, che richiede maggiori capacità tecniche, è fortemente avvertita, ma per molti se ne dilatano i tempi, sicché il lavoro diviene totalizzante, quasi il perno su cui ruota tutta la vita. Il prevalere eccessivo dell'interesse per il guadagno e per la carriera costituisce uno dei fattori di questo fenomeno, mentre si avverte la necessità di sottolineare maggiormente il valore della competenza, dell'etica professionale e della legalità nell'esercizio di ogni attività lavorativa. Tuttavia, per i più giovani la ricerca del lavoro allunga i tempi della propria indipendenza economica e delle scelte familiari con gravi conseguenze sulla possibilità di procreare. La festa perde il suo significato di spazio da dedicare alla gioia, al riposo, allo spirito, al benessere effettivo della persona. Certamente lo sviluppo economico e sociale consente nel nostro tempo maggiori possibilità di riposo e di svago, ma l'ancora scarsa flessibilità negli orari dei servizi rende più difficile poter disporre di un giusto tempo per la vita personale e sociale. Pare scaduto il senso della festa cristiana (Natale, Pasqua) e in modo particolare della domenica, inizio e fine della settimana, in cui si celebra la resurrezione del Signore, si coltiva la possibilità di scambi, di esperienze familiari e sociali più allargate, di contatto con la natura e con l'arte. La cultura di massa inoltre ha omologato la ricerca di una qualità della vita e della festa che favorisca una giusta soddisfazione delle esigenze di ricreazione e di svago. D'altra parte nella famiglia la difficile compatibilità tra le diverse mansioni familiari e lavorative richiede nuovi supporti intra ed extra domestici. Le aspettative di cura si sono notevolmente ampliate per l'aumentata durata media della vita e i lavori ad alto contenuto di cura appaiono sempre più faticosi a fronte di una loro scarsa valorizzazione e visibilità sociale. Va affermato piuttosto, che il lavoro di cura è un "bene sociale" e contribuisce alla solidarietà sociale, per cui operare sulla pianificazione e sulla conciliazione fra i tempi del lavoro, i tempi della città, i tempi della famiglia, aiuta ad elaborare un'etica politica della "cura". Oggi le figure preziose che sostengono le funzioni di cura soprattutto nelle famiglie con persone anziane non autosufficienti sono le donne immigrate. I rischi del lavoro delle badanti, tra cui lo sfruttamento, il mancato rispetto dei contratti, le convivenze transitorie, l'isolamento e l'incomprensione con gli altri membri della famiglia, mettono in evidenza la necessità di una maggiore considerazione delle delicate situazioni della vita delle donne straniere, alle quali sarebbe giusto offrire il necessario sostegno, e anche la possibilità di un confronto culturale e di relazioni amicali per vincere la tendenza all'isolamento e il rischio di ghettizzazione. Per queste figure, spesso invisibili alla società che le ospita, si configura una situazione di disagio, che esige per il delicato compito svolto tutele idonee e garanzie dei diritti sociali fondamentali.
La cittadinanza si radica su un complesso di diritti e di doveri che scaturiscono dall'appartenenza ad una comunità sociale, civile e politica. Si tratta di "poteri e responsabilità" da esercitare nella partecipazione alla vita della città, intesa come insieme di relazioni e di istituzioni che governano la convivenza, una città che non può ridursi al proprio territorio, ma si allarga a tutto il paese e al mondo. Riconoscere tale appartenenza implica impegno nel dare il proprio contributo come cristiani, che vivono tra il già e il non ancora e che, rifiutando ogni compromesso con la logica mondana della violenza e del profitto, divengono segno di speranza, di pace e di solidarietà. Nell'attuale cittadinanza la dimensione globale, divenuta fattore imprescindibile della convivenza, si intreccia con quella locale ampliandone le prospettive e regolandone lo sviluppo. Acquista in tale contesto maggiore importanza l'apporto dei soggetti sociali, come l'associazionismo impegnato sul piano civile e politico, nel favorire una maggiore apertura alle dinamiche delle grandi trasformazioni e un dialogo costante con nuovi attori, popoli e razze diverse. La democrazia, infatti, non può essere ridotta solo al buon funzionamento delle istituzioni né si esaurisce nel meccanismo della rappresentanza e nella tutela degli interessi, ma si rinsalda con il sostegno dei valori forti della partecipazione per diventare spazio aperto di responsabilità e di garanzia di diritti per tutti. L'esercizio della cittadinanza, in un contesto di democrazia sociale e quindi solidale, incrocia oggi una vastità di interessi riguardanti l'intera famiglia umana e le generazioni future. L'accentuarsi di conflitti di identità con la richiesta di riconoscimento a livello pubblico delle differenze culturali, etniche, sociali e religiose fa emergere limiti e prerogative di una cittadinanza che abbraccia l'intera comunità, sicché si richiede l'esercizio di un attento discernimento di realtà e proposte, sia sul piano strutturale che su quello etico, perché non siano messi in crisi i valori tradizionali della convivenza. Si evidenza in tal senso l'importanza di un esercizio di governo che, al di là delle grandi istituzioni centrali, dia spazio a forme di governance come cittadinanza attiva, che nella rete delle appartenenze faccia convergere verso il bene comune le diverse forze sociali e culturali presenti sul territorio e più attente alle trasformazioni e ai bisogni. In tale contesto appare importante il contributo delle donne nell'animare dal basso la società civile, nel costruire comunità e coesione sociale, nel promuovere la famiglia, l'associazionismo di base, il volontariato, il terzo settore come soggetti attivi di democrazia. E' un'opera di mediazione e di sussidiarietà che rinsalda il tessuto della vita quotidiana e riflette una testimonianza di fede e una viva speranza, suscitatrice di positive energie di partecipazione e di promozione umana. La coscienza critica delle donne credenti ai diversi livelli di impegno avverte, tuttavia, la provvisorietà di ogni progetto o traguardo raggiunto e spinge in avanti la tensione ideale. Così, pur rimanendo profondamente radicate nelle contraddizioni del presente, le donne cristiane si rendono disponibili nel suscitare prese di coscienza, nel far crescere quei valori relazionali che sono fondamento dell'umanesimo cristiano, e soprattutto nel promuovere forme di collaborazione e di dialogo con le diverse realtà presenti sul territorio. Il timbro della partecipazione femminile, animata dalla carità e dalla speranza, ha come elementi distintivi la creatività, la concretezza, il rispetto dei valori di interiorità, di legalità, di fratellanza universale, una profonda attenzione alla storia, il rifiuto di ogni ambiguo potere, la scoperta della bontà e della bellezza del vivere, e soprattutto il riconoscimento del valore della famiglia e di ogni persona. Per questo le donne non possono abdicare alla partecipazione alla vita politica in forma diretta e si impegnano a rimuovere gli ostacoli che tuttora le tengono lontana della responsabilità pubbliche. In questo il Cif costituisce un prezioso sostegno per la promozione di una democrazia compiuta e di una cittadinanza attiva nonché di una partecipazione consapevole della donna alla vita della comunità ecclesiale. Nel contesto della cittadinanza vissuta come responsabilità e non semplice affermazione dei diritti, le donne cristiane non possono rimanere indifferenti di fronte al dilagare del conformismo dominante, chiuse nella dimensione autoreferenziale del proprio privato, privilegiano gli aspetti intimistici o esclusivamente "ecclesiali" della propria fede. Ma in virtù di una visione aperta della propria esistenza cristiana vivono la dimensione sociale e politica come terreno di prova della testimonianza del Risorto che le rende disponibili ad assumere ruoli e responsabilità di servizio. Nel clima attuale del nostro Paese, che enfatizza le posizioni polemiche circa l'agire e il pensare dei cristiani che militano negli opposti schieramenti politici, appare quanto mai necessaria una nota di ragionevolezza, ma anche di umiltà e di mitezza. Urge trovare le vie del dialogo e del confronto nei rapporti reciproci tra i cristiani, che non possono rinunciare a manifestare i caratteri essenziali della fede comune e ad esprimere orientamenti di pensiero in ordine ai problemi che maggiormente toccano la concezione della vita umana e della società. La lettera a Diogneto - documento del secondo secolo dell'era cristiana assai prezioso per comprendere il carattere testimoniale della laicità in un'epoca difficile della storia - parla di una "paradossale" cittadinanza vissuta dai cristiani, del loro ethos di fedeltà alle obbligazioni civili e insieme di un loro distacco da ogni vincolo umano: "vivono nella carne, ma non secondo la carne, dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo"; cittadinanza questa di segno speciale, che tende a rendere migliore la vita della città e a rivelare la dimensione trascendente e densa di speranza dell'esistenza: dimensione spesso sconosciuta o nascosta che esige, per grazia, visibilità. Come associazione di donne, chiamate a custodire e a comporre i frammenti positivi di vita per superare la separazione tra coscienza cristiana e cultura moderna, il Cif avverte con forza il richiamo a percorre le vie di un'autentica testimonianza del Risorto coniugando contemplazione e azione come trasmissione di fede incarnata nella storia.
Roma, 12 luglio 2006 |