Saluto Presidente nazionale CIF
di Anna Maria Mauro Pastorino

Convegno nazionale
  Dialogo tra culture per la costruzione del bene comune  25-26 gennaio 2008
img_salutopresidente L'immigrazione in Italia non è un fatto contingente - anzi di flussi immigratori si parla già dagli anni Settanta - ma una conseguenza strutturale dell'organizzazione sociale ed economica del Paese, una conseguenza del suo stesso sviluppo. Di fronte a noi abbiamo ormai delle famiglie di immigrati, non più dei singoli lavoratori venuti in Italia per occupare i posti vuoti nelle fabbriche o per accudire i nostri anziani. Si parla infatti già di seconda e terza generazione di immigrati il che comporta anche un approccio culturale ben diverso.

Si tratta di una realtà e di problematiche che infondo accomunano tutti i Paesi europei tanto che il 2008 non a caso è stato dedicato dall'Unione europea proprio al dialogo interculturale.

Si legge nelle motivazioni che "strategicamente legata all'ambizione fondamentale della costruzione europea di un riavvicinamento dei popoli dell'Europa, questa vocazione dell'Unione esige che il dialogo sia una priorità dichiarata in modo volontaristico, per invitare i cittadini europei e quanti vivono nell'Unione Europea a prendere pienamente parte alla gestione della nostra diversità, che si arricchisce di una realtà sempre più varia, nonché dei cambiamenti e degli apporti dovuti alla globalizzazione".

E la parola Dialogo, inserita anche nel titolo di questo nostro Convegno, è fondamentale per comprendere la modalità che deve guidare l'approccio a tale problematica.

Come associazione femminile, inoltre, rileviamo che le donne presenti trasversalmente in tutte le istituzioni, a partire dalla famiglia, rappresentano una vera forza di coagulo, di formazione umana e di comunione, che è la base essenziale del bene comune inteso come "ricerca in forma pratica e non soltanto ideale, del bene ovvero del senso e della verità rintracciabili nelle forme di vita sociale esistenti" e come "promozione integrale della persona e dei suoi diritti fondamentali" (Compendio DSC, 165-166). E consapevoli di ciò abbiamo voluto offrire con questo Convegno ancora una volta uno spazio alla discussione su questi temi perché come donne cristiane intendiamo rendere visibile quella adesione al Vangelo che è capace di trasformare una prospettiva di interessi ormai quasi esclusivamente soggettiva e privata in una prospettiva comunitaria e ispiratrice di cultura civica.

I cittadini non comunitari in Italia potenziali soggetti di cittadinanza attiva e quindi con possibilità di esercitare il diritto di voto amministrativo, secondo dati recenti ammonterebbero a più di un milione e mezzo. Il che significa partecipare attivamente alla vita del Paese, una questione che tocca i concetti di Stato, cittadinanza, partecipazione attraverso i quali contribuire alla costruzione del bene comune.

Il nostro Paese sta vivendo uno dei fenomeni demografici che, a partire dagli anni '80 e '90 continua a porre rilevanti problemi di carattere sociale, economico e giudico favorendo quella punta di razzismo che pare serpeggi nella coscienza e nelle esternazioni di molti.
Per cercare di tutelare questi stranieri regolari che negli ultimi anni sono diventati i nostri vicini di casa, è necessario quindi individuare le cause che hanno prodotto e accentuato questo malessere.

Il Cif, associazione di donne che opera per contribuire in campo civile, sociale e culturale, alla costruzione di una convivenza fondata sul rispetto dei diritti umani e della dignità della persona secondo lo spirito e i principi cristiani, ha organizzato questo incontro di riflessione per favorire la comprensione del problema attraverso un obiettivo esame dei vari aspetti sociali, politici e religiosi che interpellano la nostra coscienza; cercare cioè di capire le motivazioni profonde nonché le possibili modalità di rapporto virtuoso finalizzato ad una effettiva accoglienza e ad una pacifica convivenza con il "forestiero". Il problema dell'accoglienza, questione che attiene a tutti e a ciascuno, richiede tempi lunghi, pazienza, amore.

"I popoli della terra - dice Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2008 - sono chiamati ad instaurare tra loro rapporti di solidarietà e di collaborazione, quali s'addicono a membri dell'unica famiglia umana... formano una sola comunità, hanno un'unica origine, perché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la facci della terra, ed hanno anche un solo fine ultimo, Dio".

Nel corso dei secoli le migrazioni hanno rappresentato significative occasioni di cambiamento nella storia dei popoli ed anche dispendio umano. Gli incontri e gli scontri tra popoli ed etnie diverse hanno portato a conquiste e lutti, ma anche desiderio di conoscenza e rispetto di culture differenti, irradiamento di civiltà, fiorire di civiltà nuove. Oggi tra grandezze e miserie, origine e decadenza di popoli, un dato non deve rimanere in ombra, ma deve riemergere con la forza che gli viene dalla sua origine divina: quello antropologico.

Ci troviamo di fronte a un movimento di popoli, uomini e donne, che rispondono molto spesso ad un messaggio esplicito di possibilità, che riempiono spazi vuoti e ruoli importanti dismessi da altri.

Nel Documento provvisorio di sintesi pubblicato al termine della 45^ Settimana sociale dei cattolici italiani (Pisa, 2007) tra le prospettive di impegno  concreto relativo al bene comune, spicca una sollecitazione forte per i cristiani "a sostenere iniziative sociali che si inseriscano nella prospettiva del Terzo Settore, con attenzione ai punti deboli della nostra società tra cui immigrati" (io aggiungerei in particolare donne) quelle donne senza voce che rappresentano una presenza numericamente rilevante, silenziosa, quasi invisibile ma necessaria perché funzionale ai nostri bisogni, una presenza che non dà problemi, pur racchiudendo in sé caratteristiche tali da determinare una marginalità totale: mi riferisco alla differenza di cultura e di religione sommate alle differenze della categoria donna.

È stato rilevato che, nonostante un ambiente talvolta ostile, le donne immigrate, oltre a dare un contributo di lavoro al nostro Paese, sono portatrici di pace, cercano di costruire per sé e per la famiglia un'esistenza "retrocessa" (spesso inadeguata alla loro formazione culturale) ma dignitosa.

Con questa maggioranza convive, ahimé, una percentuale di immigrate che vive al di fuori della legalità, vittime di inauditi tratte di esseri umani, ancor più bisognose di accoglienza. Ed i mezzi di comunicazione, sebbene probabilmente mossi da un legittimo bisogno di condannare tali nefandezze, rischiano di dare una informazione parziale sul mondo dell'immigrazione femminile nel nostro Paese proprio perché la comunicazione sull'argomento è squilibrata in questo senso.

A noi rimane il compito, la sfida di aiutarle tutte, favorendo una accoglienza accettabile e legale.
Un debito di carità e giustizia che ha la comunità nei loro confronti e la comunità cristiana in particolare, cercando di abbattere alti muri di incomprensione.
Questo il significato del nostro Incontro.