CIF: Convegno Nazionale “Il CIF nell’Italia di oggi “ – Perché siamo qui

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DISCORSO INIZIALE DELLA PRESIDENTE NAZIONALE CIF RENATA NATILI MICHELI

Benvenute a tutte! So che il viaggio è stato lungo e che l’impegno non è stato dei più semplici, ma è un impegno al quale ci siamo preparate da tanto tempo per tre motivi. Il primo ci rimanda alla consuetudine. Infatti il CIF da anni ormai, almeno 25 anni, ha la buona consuetudine di organizzare un convegno nazionale annuale, rivolto alle dirigenti, ma aperto alle aderenti ed al territorio. Non volevamo interrompere questa buona consuetudine. Secondo motivo: sappiamo tutte che la crisi dell’associazionismo non tocca soltanto il CIF, ma in qualche modo lo lambisce più da vicino per il motivo che essendo un’associazione femminile ed essendo la questione femminile la “questione delle questioni politiche” di questo Paese rimaste irrisolte, soffre ancora di più di questa fase di attesa. Per dirla con il grande filosofo Severino, che ci ha lasciato l’altro ieri: siamo su un crinale che segna anche un nuovo spartiacque. Il terzo motivo è il seguente: il mandato assunto come dirigenti un anno e mezzo fa, volge quasi al termine nel senso che si avvicina, con tutto quanto comporta, l’anno dei Congressi.

Per noi, lo sappiamo bene, non si tratta soltanto della celebrazione del rito democratico, che comunque non è cosa di poco conto, ma si carica di un significato ulteriore in quanto ad esso è legato l’avvicendarsi delle generazioni, che nel CIF da qualche tempo è diventato una questione importante. Soffriamo, come tutto il Paese, di invecchiamento e questo significa che la rappresentanza democratica ed il ricambio è sempre più complicato e difficile: da ciò deriva la crisi di rappresentanza dell’associazione a livello locale. Ma, di questo parleremo in questi giorni. Oggi invece vogliamo celebrare i successi dell’Associazione e non soltanto per dire ciò che siamo state nel passato anche se vale la pena ricordare che siamo state una parte importante del Paese per la questione democratica, per la questione istituzionale e per la questione economica. Una parte importante del Paese che ha rivolto alle sue istituzioni fondamentali, come quella familiare l’impegno assiduo dell’Associazione. Celebriamo non soltanto questa dedizione, questo amore per il Paese ma quanto siamo e quanto vogliamo ancora significare come Paese-Italia nel consesso europeo. Oggi rivedendo le immagini del nostro passato  celebriamo  quello che  tante donne, a volte sconosciute, hanno significato. “Acqua – come direbbe Verga, che passa nel fiume stesso della vita, senza mai conoscere la foce”. Celebrare il rito della “Memoria” significa recuperare il senso della permanenza nel presente. Per dirla con il poeta Montale ”ci spingiamo a chiedere  alla forbice del tempo di “non  tagliare i volti impressi nella memoria”. La memoria è anche virtù teologica oltre che  filosofica e categoria teleologica. Teleologica perché la memoria ci fa guardare lontano individuando il fine che oggi come allora noi chiediamo diventi realtà di una presenza femminile cristiana. E’ anche virtù teologica perché grazie alla memoria ci situiamo nella categoria, temporale, tipicamente cristiana, che, per dirla con Bergson, è quella del “tempo come durata”. Ci affacciamo sulla eternità e la presenza nella storia è testimonianza del nostro essere cristiane.

Che significa essere cristiane al tempo del terzo millennio? Che significato ha per l’Associazione ribadire questa specificità dell’associazionismo che non è solo femminile, ma di donne cattoliche che riversano nella quotidianità il loro essere testimoni di una presenza che si è fatta storia di verità ?Prendiamo le distanze dal pensiero culturale greco che fa dell’oggettività del pensiero la radice della propria cultura perché noi ci fondiamo su di una persona, la verità del Cristo che per ciascuno di noi si è fatto realtà concreta di cambiamento e perciò possibilità di speranza. Il tempo, ce lo ricorda la Bibbia, è vanità delle vanità o, come dice San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi noi siamo “foglie, canne, battute dal vento”, erba del mattino che non vede spesso il tramonto della sera . Questa è l’umanità non redenta, ma per i cristiani, legati alla successione della vita  la vita non lascia spazi vuoti.

Un grande grazie perché so quello che costa in termini materiali, economici e di sacrificio, essere qui! Ve ne sono particolarmente grata anche perché questa vostra presenza è legata alla presenza del CIF nella storia !Noi dobbiamo reggere, siamo in un momento di snodo, di passaggio. Non so se ce la faremo a passare il guado ma  siamo una delle poche associazioni del mondo cattolico che sta risollevando la testa  nel senso di presenza nel tempo che viviamo.

Ce la dobbiamo fare, ce la dobbiamo mettere tutta. Allora volgiamoci al passato per essere radicati nel presente. Il CIF può contare su amici ed amiche che generosamente, gratuitamente ci aiutano . Qui vi è Filomena. Marzovilli, che meglio di tante altre conosce l’Archivio del CIF e che con grande perizia, lo vedremo oggi,  ha aggiornato il sito dell’Associazione. Abbiamo qui il Prof. Ernesto Preziosi, chi non conosce l’accademico? L’abbiamo chiamato perché rappresenta la nostra cultura e il nostro modo di fare cultura!. C’è qui Nico che segue il sistema informatico dell’ufficio. Siamo ancora qui nella nostra povertà, ricchi di amici! Siamo ricchi e quindi ringraziamo Iddio! La parola prima al Prof. Preziosi e poi a Filomena Marzovilli!

Roma, 23.1.2020